Chi guarda una mappa di Roma nota subito un'anomalia. Il centro storico è un groviglio organico di vicoli cresciuto per stratificazione in duemila anni; poi, appena superato il Tevere all'altezza di Castel Sant'Angelo, comincia una griglia regolare di strade larghe e isolati rettangolari che sembra appartenere a un'altra città. Quel rettangolo ordinato è Prati, uno dei pochi quartieri romani che si possono datare con precisione.
Dai prati di Castello al rione
Fino alla fine dell'Ottocento qui non c'era praticamente nulla. L'area compresa fra il Tevere, le pendici di Monte Mario e le mura vaticane era una piana agricola di orti, vigne e canneti soggetta alle piene del fiume, conosciuta come Prati di Castello per la vicinanza a Castel Sant'Angelo.
Tutto cambia dopo il 1870, quando Roma diventa capitale del Regno d'Italia e la popolazione cresce oltre ogni previsione. Servono case per i funzionari dello Stato, per i militari, per la nuova borghesia amministrativa che arriva da tutta la penisola, e serve spazio edificabile che il centro non ha. Il piano regolatore degli anni Ottanta dell'Ottocento individua quest'area e la lottizza; nel giro di pochi decenni la piana si riempie di palazzine in stile umbertino, alte, compatte e uniformi. Prati diventerà ufficialmente rione solo nel 1921, ultimo aggiunto all'elenco dei rioni storici: un quartiere nato adulto, senza infanzia medievale.
La scacchiera, i viali e i nomi delle strade
Poiché nasce a tavolino, Prati adotta l'impianto che l'urbanistica ottocentesca considerava moderno: scacchiera di strade ortogonali, isolati regolari, grandi assi rettilinei e piazze di snodo. Il risultato è un quartiere in cui non ci si perde, con marciapiedi ampi, viali alberati e luce che arriva fino a terra: l'esatto contrario dei vicoli d'ombra oltre il fiume.
La toponomastica racconta lo spirito del tempo. Le vie portano i nomi della Roma antica e repubblicana — Ottaviano, Giulio Cesare, Cicerone, Scipioni, Crescenzio — e non quelli della tradizione pontificia, scelta che nella Roma appena diventata capitale aveva un significato politico evidente. Alla stessa lettura appartiene la tradizione, ripetuta da generazioni, secondo cui l'impianto stradale fu orientato di proposito perché nessuna via principale puntasse sulla basilica di San Pietro: scelta deliberata o conseguenza della griglia, resta il fatto che da dentro Prati la cupola più famosa del mondo si intravede di scorcio e quasi mai in asse.
Il Palazzaccio di piazza Cavour
Il monumento simbolo del quartiere è il Palazzo di Giustizia, sede della Corte di Cassazione, che occupa un intero isolato affacciato su piazza Cavour e sul lungotevere. Progettato da Guglielmo Calderini e costruito fra la fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento, è un enorme blocco di travertino carico di statue e decorazioni, sormontato sul fronte verso il fiume da una quadriga bronzea.
Doveva essere il manifesto della giustizia del nuovo Stato e divenne, per i romani, tutt'altro. I costi esplosero, i lavori si trascinarono per oltre vent'anni, il terreno alluvionale creò problemi di stabilità che richiesero interventi di consolidamento, e l'opinione pubblica lo ribattezzò con un accrescitivo spregiativo: il Palazzaccio. Il soprannome è rimasto e col tempo è diventato quasi affettuoso.
Via Cola di Rienzo e la vita di quartiere
L'asse commerciale di Prati è via Cola di Rienzo, che corre dritta da piazza del Risorgimento, a due passi dalle mura vaticane, fino al fiume. È una delle grandi strade dello shopping romano, con negozi, grandi magazzini e caffè storici distribuiti su tutta la lunghezza, ma a differenza delle vie del Tridente conserva una clientela in buona parte locale: qui si fa la spesa, non solo la vetrina. Attorno a quell'asse il quartiere è rimasto ciò per cui era stato progettato: residenziale, borghese, ordinato, con uffici, studi professionali, un tribunale che genera un'intera economia di avvocati e notai e un mercato rionale coperto fra i più grandi della città. La sera Prati non si svuota come il centro storico e non diventa area di movida come Trastevere: resta un posto abitato.
Dormire a Prati invece che nel centro storico
Da qui discende il vantaggio pratico. Prati è geograficamente centrale — le mura vaticane sono lì accanto, Castel Sant'Angelo e il suo ponte sono l'ingresso naturale al centro storico, piazza Navona è a distanza di passeggiata attraversando il fiume — ma non è centro storico. Significa marciapiedi larghi, palazzi con ascensore, portoni a cui si può arrivare in auto perché il quartiere non è in ZTL, negozi aperti per le necessità quotidiane e strade tranquille di notte.
Chi alloggia nella zona fra la fermata Cipro e i Musei Vaticani si trova nel punto in cui questi vantaggi si sommano: ingresso ai Musei raggiungibile a piedi in pochi minuti, metropolitana della linea A altrettanto vicina per scendere in centro senza cambi, e alle spalle un quartiere che al ritorno restituisce una dimensione domestica. È il compromesso che molti visitatori scoprono troppo tardi: stare accanto al centro, non dentro.
Il quartiere Prati
Residenziale, ordinato e a due passi dal Vaticano: la zona giusta per dormire senza rinunciare alla vicinanza al centro.